martedì 30 aprile 2013

cento pietre fredde

E' nato.  il mio libro, e' tra le mie mani. Per me significa molto, una parte di me, 100 haiku e non solo selezionati fra le quasi 300 poesie che ho scritto in 4 anni. E' qualcosa di vivo, ma solo grazie a Diana che col suol lavoro di sistemazione e impaginazione gli ha dato un corpo, e a Mura, che con le sue magnifiche illustrazione ha dato a questo corpo la vita. Non so che altro dire, sono un po' emozionato.
In questo libro ci sono quasi 1500 giorni di lacrime, di sospiri, di profonde meditazioni, di ricordi, di baci dati al vento, 1500 frammenti della donna che ho amato. Ci sono Io, c'e' Mura, C'e' Diana, Ci sono fiocchi di neve, passi, mani nelle mani, notti a fare l'amore, camminate sulle spiagge a febbraio, vento, pioggia, rabbia, oblio, voglia di affogare, di morire, di totale felicita'.

Dedico questo lavoro agli alberi (presenze silenziose ma attente) ai torrenti, alla luna, alle montagne, alle poche persone vere di cui mi circondo e che mi vogliono bene.
Queste sono poesie sulla natura, sulla mancanza, sul vuoto, su brevissimi momenti fotografati nell'eternita'. Ma anche sull'arte, che altro non sono che semi sparsi dal vento nell'animo delle persone. E se anche uno solo di questi semi germoglia, ecco il miracolo. Che altro non e' che arte di vivere, visto che l'arte piu' difficile in cui eccellere e' la vita, e non  un poeta, un calligrafo, uno scultore; vorrei diventare artista della vita. .





lunedì 29 aprile 2013

pensieri sotterranei


Visto i gomiti ancora infiammati sto muovendomi comunque, e anche se ne ho sempre fatte non ne ho mai scritto sul blog, comincia oggi la rubrica "microavventure". Questa volta ho esplorato l'Antro dei morti (un nome che mi tornava in mente mentre entravo), la grotta naturale che fa parte del complesso carsico dell'orrido di Cunardo, un sistema di gallerie (in parte ancora inesplorate) e sifoni a labirinto scavate dal torrente Margorabbia nella roccia calcarea. Essendo in fase di piena era piuttosto carico d'acqua, ma ho voluto provare ugualmente ad entrare nel ramo sinistro, quasi orizzontale (quello destro, verso cui l'acqua scorre, dopo pochi metri nel buio si getta in un sifone di una trentina di metri, impossibile da praticare senza corde ne' conoscenze speleologiche). Dopo i primi 3 metri nel ramo che ho preso l'oscurita' e' pressoche' totale, e la corrente gelida che cerco di risalire arriva quasi alle ginocchia. Si sente solo lo scroscio dell'acqua. Acqua che scorre, acqua che filtra da ogni dove e gocciola da ogni roccia del basso soffitto. Le ragnatele brillano, pesanti d'acqua, e grossi ragni aspettano qualche preda appostati nel nero. Dopo aver percorso una ventina di metri trovo un sasso che sbuca dalla corrente di questo torrente sotterraneo e mi siedo, in silenzio. spengo la gia' debole lampadina frontale. E' strano, come a qualche decina di metri sopra di me la vita si muova frenetica, asfalto cani bar passanti vecchi bambini grossi suv e semafori siano investiti di luce e chiacchiere mentre qui


                                     
                                                                  sono solo,nel buio.



Sono rimasto così a fare strani pensieri sotterranei e a cercare di ignorare il qualcosa che mi camminava sul collo ( viva le avventure certo, ma un ragno sul collo da' fastidio anche a me), mentre l'acqua scorre, e persino qui,

il suo ricordo mi accompagna....

Uscire e rivedere la luce dopo solo mezzora al buio la rende così diversa, così preziosa per gli occhi! l'aria fuori e' fresca, viva, quella nella grotta mi sembrava solo fredda, non so se rendo l'idea. Che sia un po' claustrofobico?

Lì sotto mi e' venuto un pensiero. Come il mio cuore sia simile all' Aquila: vi abita una persona, e' in fase di ricostruzione ( ma i lavori vanno a rilento), e la notte e' silenzioso e vi soffia il vento che scende dalle montagne.


l'antro dei morti, l'entrata

il ramo controcorrente, entrando nel nero.




acqua ovunque, anche da respirare



verso l'uscita.






mercoledì 20 marzo 2013

Giro di boa

Giro di boa perché' fra pochi giorni compierò' 24 anni. In realtà' il numero dell'età' anagrafica per me, sento già' da un po' di aver pagato il prezzo per la mia maturità'. Giro di boa perché' non e' certo con un compleanno che la vita cambia, pero' penso sia ora di cambiare un po' di cose della mia vita. Canzoni che ascolto ,libri che leggo, persone che incontro e stagioni che si succedono stanno cambiando lentamente...me.


Prima o poi dovrò' lasciarmi il passato alle spalle, e oggi voglio cominciare a farlo. Ho pensato cosi' forte a una persona che forse ho cominciato a idealizzarla. Ci ho pensato così a lungo che le stagioni si sono fatte spazio una dopo l'altra e me ne sono appena accorto. Questo mi ha fatto male, e contrariamente a quanto scritto nell'ultimo post, voglio fare qualcosa di più' che compatirmi, eh si. Lo scrivo ancora: Voglio fare qualcosa di più' che compatirmi,voglio fare qualcosa di più' che compatirmi. E' vero che non trovo lavoro, e' vero' che non ho un diploma di scuola superiore ( superiore a cosa poi, mi fa ridere pensarci vedendo certe persone diplomate "superiormente" e ignoranti come gambi di sedano) ma non per questo sono un fallito. Non voglio che la mia realizzazione consista in una carriera senza pretese in un posto senza pretese con colleghi e capi che, senza pretese, perdono i capelli affogando nello stress di un lavoro che odiano, nè tanto meno nel dovermi giustificare perché' sul mio curriculum la scritta istruzione sia riempita soltanto da un misero diploma di scuole inferiori. Inferiori a cosa? Ho imparato piu'cose da quando ho lasciato la scuola che frequentandola, grazie alla mia curiosità'. Ho cambiato e migliorato più' me stesso attraverso l'introspezione, che grazie a corsi umilianti di comunicazione e marketing in cui ogni povero diavolo coi suoi problemi viene costretto a raccontare episodi imbarazzanti davanti ad altre persone imbarazzate e confuse.

NO,GRAZIE.

A proposito di questo cambio un attimo argomento prima di raccontare le news per raccontare qualcosa a cui tengo:



Voglio citare un fatto avvenuto un paio di mesi fa, a un piccolo raduno a Milano, con molti vecchi e buoni praticanti e altre persone che non conoscevo. Finito l'allenamento me ne sono andai come sempre senza fare rumore, in metro per tornare a casa, e un ragazzino che non conosco si avvicino' e mi dice:" ah ma tu sei ghost vero?! Uo grande ho sentito parlare di te, sei fortissimo, ho visto i tuoi video, sei proprio un boss. Si, il boss!" Avrà' avuto quindici anni, mi disse che questo e' stato il suo secondo allenamento, non mi ha mai visto prima eppure mi tratto' con tantissimo rispetto. E in risposta borbottai qualcosa e mi girai dall'altra parte, perché' quel giorno ero nervoso e non stavo bene. Così facendo tolsi tutto l'entusiasmo e probabilmente rovinato la giornata e tutta la stima che quel ragazzino aveva . E me ne vergogno profondamente. Solo poche sere fa una cara amica, facendomi quasi piangere per la vergogna( questa persona ha una capacita' di guardarti dentro, di oltrepassare ogni tipo di barriera difensiva psicologica fuori dal comune) mi ha fatto davvero riflettere su questi e altri atteggiamenti che hanno ferito delle persone. Me ne vergogno, soprattutto perché' anche io, a suo tempo, sono stato trattato proprio nello stesso modo da persone che stimavo molto ed erano già' bravi praticanti quando io avevo appena cominciato. Da quel giorno ho potuto conoscere più' a fondo quelle persone, ma ormai il mio modo di vederle e' rimasto quello della prima impressione, cioè' quello di persone arroganti, superbe, che non conoscono l'umiltà' e non riconoscono il valore che davo loro, che non vedevano cosa rappresentavano per me e che, solo perché' erano forti e io no, non meritavo neanche una stretta di mano. Proprio come quel povero ragazzo pieno di entusiasmo, al quale ho spento il sorriso mettendomi gli auricolari e ignorandolo. Mi dispiace tanto, stasera l'ho capito: non era mia intenzione farti del male. Non era mia intenzione fare del male a nessuna delle persone a cui ne ho fatto. Compreso me stesso. Mi sono reso conto che il motivo per cui ai raduni il classico gruppetto dei vecchi e forti praticanti mi ha sempre (educatamente e senza che si vedesse eh, questo va detto) ignorato, escluso dal gruppo, e' per l'atteggiamento che avevo anche io. In parte e' colpa mia. Questo atteggiamento che ho tenuto praticamente da tutta la vita e' quello che ha causato sofferenza negli altri, e' quello che fa si che agli allenamenti,coloro che si vogliono avvicinare e dirmi qualcosa l'ottanta per cento non si avvicina e il restante venti si avvicina con prudenza e prima di formulare qualsiasi domanda mi chiede" sei incazzato?".

No, assolutamente, io voglio che mi parliate, voglio che vi avviciniate, che mi diate un po' di calore umano! Una parola, un consiglio, una stretta di mano! Ma evidentemente il mio corpo dice qualcos'altro. Un certo sguardo, le classiche chiusure (braccia conserte ecc, isolamento involontario) e un modo di dire le cose aggressivo,brusco, e apparentemente scazzato hanno sempre tenuto chi speravo si avvicinasse, lontano. A distanza di sicurezza. Questo crea un circolo vizioso: sto male perché' mi sento solo, il mio corpo lo esprime e le persone lo temono e più' stanno lontane più' mi sento solo. Ed e' per questo (che fin'ora non avevo mai capito) che quando sono fidanzato e sto bene, il mio corpo lo esprime e le ragazze si avvicinavo,con mia gradita sorpresa,(un po' meno gradita per lei) mentre quando sono solo e solo mi sento, stanno tutti lontano, aumentando il mio disagio che aumenta quindi la distanza. E questo ha cambiato tutto il modo in cui sono cresciuto e mi sono relazionato con gli altri. Forse un tempo questa mia chiusura, i muri che alzavo più' rapidamente di un muratore incazzato mi aiutava, quando era il caso( un periodo della mia vita che non mi va di raccontare qui), ma ora le cose sono cambiate. Ragazzini che desideravano avvicinarsi per chiedermi come mai saltavo di qua e di là, ragazze che ( si, incredibile ma vero, qualche volta e' successo) mi sorridevano, e quando le guardavo (con interesse, cercando di non fare ne' la faccia da maniaco ne quella da serial killer) se ne andavano in fretta, ferendomi.

Da un paio di anni a questa parte non avevo neanche più' il coraggio di guardare le persone in faccia quando parlavo, dal momento che il mio sguardo sembrava metterle a disagio, cosa che non volevo fare. E quando quella sera la mia amica (che mi ha anche aiutato col libro di poesie che sto per pubblicare e alla quale ho chiesto che fosse la prima a leggere) mi ha guardato attraverso, oltre tutti i miei muri, i miei occhi che sfuggono ai suoi, fin dentro i miei punti deboli e le mie paure....mi sono sentito così vulnerabile, come mai mi ero sentito prima, nudo, inerme. E naturalmente mi sono difeso, borbottando qualcosa senza senso, guardandola nel peggiore dei modi, stringendo i pugni, alzandomi dalla sedia per farla (inconsapevolmente) sentire sola ed esclusa, ma era inutile. Il suo sguardo mi ha trapassato vedendo tutto, vedendo cose che neppure chi mi e' stato vicino per anni, ha saputo capire. E' stato spaventoso. Una cosa per me indescrivibile, sarebbe stato più' facile incassare dei pugni in faccia...ma e' stato utile. Quella sera ho fatto un piccolo passo avanti verso una migliore conoscenza di me stesso, verso una futura riconciliazione con me. Non abbiamo parlato solo di questo, ma soprattutto di questo. L'ultima cosa che mi ha detto prima di andare e' stata:

Impara a fidarti di te stesso.



E stasera vado ad allenarmi in piazza a Varese, così luminosa coi molti lampioni arancioni di recente installazioni, e così tranquilla la sera. non vedo l'ora.

P.S.: Non ci sono molte novità'. Leggo tantissimo in questo momento, ancora poco e riuscirò', a spese mie, a stampare una cinquantina di copie del mio libro, se mi bastano i soldi. niente PDF, non e' paragonabile al contatto delle dita con la carta ruvida, col piacere (almeno per me) di sfogliare, di cercare tra le pagine. Se e' così anche per voi, allora quando esce compratelo :)





giovedì 24 gennaio 2013

equilibrio

Il ginocchio senza cure non migliora, fra 2 settimane la visita per capire cosa fare. Nel frattempo un mio buon amico mi ha regalato una settimana di palestra gratis e ne sto approfittando per provare un lavoro completamente diverso da quello al quale il mio corpo e' abituato. Non mi ricordavo bene cosa significasse sentire i muscoli come se ti avessero preso a bastonate. Sto facendo le mie prime esperienze con un bilanciere e mi piace sentire come il corpo lavora con una carico diverso dal suo solito peso. Niente corsa sul tapis roulant, solo cyclette alta come riscaldamento. Interessanti i lavori con le macchine, che ho sempre voluto conoscere meglio dal momento che la mia curiosita' per quanto riguarda i diversi metodi di allenamento e' insaziabile, anche se amando lo sviluppo della forza piuttosto che la massa sono i fondamentali (eccetto il deadlift che non mi permettono di fare, uffa) quelli che mi hanno da subito attratto. Nello squat (che faccio super lento perche' il ginocchio non ha piu' alcuna stabilita' e trema come una panna cotta) sono a 60 kg e 40 di panca piana . So che non e' molto ma per non aver mai fatto nulla sono contento. Inoltre finito in palestra posso fare qualche vasca in piscina ( con la tavoletta per rinforzare il ginocchio e...bhe', perche' non so ancora nuotare) e poi una bella sauna seguita dalla doccia fredda.


Queste erano le news.

Volevo scrivere cosa ho fatto ieri per riposare sia braccia che gambe. Ispirato da un vecchio post di Blane sono sceso a Ponte dove c'e' un campo da basket delimitato da una serie di sbarre tutte vicine ( alcune mancano, altre ballano). Un buon modo per testare il grip delle Feivue nuove: due ore di equilibrio ininterrotto. E' nuvoloso, umido, e ci sono 3 gradi. Poco lontano il Tresa scorre uscendo dal lago di Lugano per gettarsi una decina di km piu' in là nel lago Maggiore. Gorgoglia sbattendo tra i sassi, gabbiani e anatre infreddoliti stanno sugli spalti a guardare stupiti un po' gli altri, un po' i passanti che oggi non hanno voglia di lanciare pane. L'obiettivo e' fare piu' strada possibile, e non ho mai fatto piu' di 20 metri senza cadere. Non sento gia' ora le mani. Calcolo la lunghezza e la larghezza del perimetro con i piedi, calcolando per difetto che misura 32x20 metri, 104 metri a ogni giro. Dopo qualche secondo di raccoglimento scelgo la musica dal lettore e salgo. Ho deciso di fare 2 giri in un senso e 2 in un altro, per non viziarmi a girare il periplo da una parte sola. A ogni giro incontro 3 sbarre che mancano, così allungo il piede piuttosto che rischiare di cadere facendo un precisino di traverso. I primi 6 giri sono tranquilli, ogni tanto mi fermo un istante per soffiarmi il naso. Non ho comunque mai fatto tutta questa strada in equilibrio in una botta sola e infatti verso il nono giro cominciano gli svarioni da percezioni visive. Bruciano un po' le spalle e gli addominali, che lavorano per dare stabilita', cominciano a farsi sentire. Al meta' del dodicesimo giro il dramma: un'allucinazione visiva.

E cado. Prima di rendermi conto di cosa e' successo e sclerare riparto subito, e l'effetto di vedere per tutto il tempo davanti a me solo la sbarra che scorre dall'alto verso il basso non mi permette di percepire altro, cambio canzoni dal lettore senza guardarlo perche' tanto non riesco a mettere a fuoco. Che Strano! Un vecchio con l'accento napoletano passa e a ogni passo urla "hop! hop! Attento che cAAAdi!" , sta li per qualche minuto a rompere le balle e riparte per fortuna per la sua strada lungo il fiume. Spengo il lettore, ultima mega soffiata di naso e gli ultimi 3 giri li faccio quasi di corsa, con gli occhi socchiusi. Anche se sono caduto una volta ho complessivamente percorso 2080 metri su una sbarra. Ho le mani gelide e piedi belli caldi, faccio una passeggiata in silenzio per schiarire la vista. In questo piccolo viaggio di un'ora e mezza, un passo davanti l'altro ho pensato tanto a chi mi ha amato o ha detto di averlo fatto, e alla solita  solitudine, che a volte mi e' amica e musa altre una parassita che soffoca le belle giornate. Non si puo' dire "fregatene,tirati su" o cose del genere. Non sono il tipo di persona che sa ignorare questi pensieri, ma sono loro a rendermi cio' che sono  nel bene e nel male. Rileggendo il post noto di aver cambiato modo di scrivere. 
Cammino su questa via continuando a cambiare, conoscendo ogni giorno un nuovo me stesso.

martedì 4 dicembre 2012

in the afternoon light


http://www.youtube.com/watch?v=hkHOCll34o0&feature=youtu.be  ( non mi esce l'immagine)

Un  rilassante pomeriggio passato nel parco vicino casa mia, all'insegna del gioco e del problem solving, che amo particolarmente. Aria fredda, sole basso e tiepido, musica tranquilla e nessuno in giro.  Senza pretese :) . Magari troverete qualche spunto per  nuove sfide in semplici oggetti come panchine, sedie e cestini. Non sono molti i praticanti che vedo cimentarsi  in questo tipo di di allenamento, anche se e' molto divertente e stimolante per la fantasia.  Guardate con calma.

martedì 13 novembre 2012

Vai avanti

http://www.youtube.com/watch?v=yj4Ide3mk5E

Come da descrizione su youtube:

Alla fine di questa estate mi si e' infiammato un tendine del ginocchio sinistro, e un mese fa sbagliando un'araba il ginocchio destro si e' piegato in modo innaturale, lesionando legamenti e altro. Da poco prima dell'incidente (circa 2 mesi) ho cominciato a lavorare esclusivamente di braccia, dunque sono solo all'inizio. 

lo scopo di questo video non e' mostrare una performance, ma e' comunicare dei sentimenti. E' un periodo molto triste, colmo di solitudine, ma vado avanti. Vado avanti. potete decidere di guardare questo video con gli occhi di un praticante, di un critico, o di un essere  umano, non e' importante. Ma sarebbe bello se vedendolo provaste qualcosa dentro di voi. Ho scelto di usare citazioni di film ( Hurricane, il grido dell'innocenza; Ronin) perche' rappresentano bene le emozioni di questi due mesi, e perche' sono film che amo. 
Per i pignoli dei movimenti: la trazione a una braccio l'ho appena appena, e preferisco averla  cosi' o perderla che rischiare di rovinarmi una spalla come successo in passato. ho cominciato a lavorare sulla bandiera da poche settimane, quindi e' quello che e'.  Idem per la verticale a un braccio, di cui mi sono innamorato, ma sento che mi serve molto tempo e pazienza per guadagnarla senza rischi e infiammazioni. Cerco di allenarmi senza piu' l'ansia di un tempo, senza la smania del risultato subito e a qualunque prezzo. 

sabato 10 novembre 2012

Cambio di stagione per le pietre

Sono cambiato. Oh Certo, a chi non piace ogni tanto (credere di) premere il piccolo pulsante con sotto la scritta in rosso RESET posto dietro la testa e ricominciare? Peccato che sia un' illusione. Non cambiamo da un giorno all'altro, non diventiamo persone migliori quando lo desideriamo, quando le cose vanno male o quando ci molliamo col nostro lui o lei. Serve a poco condividere paginoni di facebook tipo non mi ami cazzi tuoi e avanti il prossimo. Non e' vero che quando ci sembra che tutto vada di merda e un pomeriggio che l'aria e' fresca e becchiamo una serie incredibile di automobilisti che ci danno la precedenza quando avrebbero potuto non farlo e gli uccellini cinguettano felici (loro sembrano sempre felici vero?) possiamo fare tutto, o siamo piu' belli o non esistono le difficolta'. Il fatto e' che non sono cambiato, ma sono un gradino piu' consapevole. Invece di deprimermi pensando alla depressione mi deprimo pensando alla consapevolezza. Figo eh? Ho voglia di raccontare come sto,punto. Sono stanco di cercare l'auto miglioramento come in un manuale di Hubbard. Tanto per mettere le cose in chiaro: questo non e' solo un blog sul parkour (ah gia' a proposito di parkour, ho visto il referto delle risonanze magnetiche alle ginocchia,(sembrano un trafiletto preso dalla pagina dei necrologi)e sinceramente mi sento meglio dopo aver scritto tutti i miei cazzi personali di quando scrivo quanti piegamenti ho fatto ieri sotto la pioggia( perche' ti fa sentire un duro fare potenziamento sotto la pioggia, ti fa sentire della vecchia scuola). Se sono cambiato ora mi deprimo e basta. non mi compatisco e non mi faccio pippe mentali sullo zen, su come-dovrei-reagire-invece-di-come-sto-reagendo-ora. Passo molto, quasi tutto il mio tempo libero in qualche punto sulle rive dei molti laghi che ho qui intorno a pensare,scrivere, ascoltare musica e intagliare figure nel legno portato dalle piccole onde dopo un temporale. E sapete una cosa? Qualche giorno fa, un pomeriggio in cui guardavo il fondo, con le gambe penzoloni sui frangiflutti, ho pensato di buttarmi. Non di lasciarmi andare lì pero', perche' questa estate un po' ho imparato a nuotare, e automaticamente avrei cercato di tornare indietro e aggrapparmi alle rocce. No, avrei prima nuotato il piu' a lungo possibile, e solo piu' al largo, dove non ci sono barche e sarei stato troppo lontano per farmi sentire, mi sarei suicidato. Si,che brutta parola eh? Suicidio. peggio di quelle che ti insegnano a non dire da bambino e che ovviamente vuoi imparare subito. Eppure in alcuni momenti non mi fa' cosi orrore, non quel pomeriggio almeno. Il fondo era cosi calmo, verde, si vedevano i cavedani e le grasse carpe muoversi silenziosamente, libere da preoccupazioni maggiori di quale sasso muschioso ruminare oggi. Comportamento psicotico-dimostrativo-autolesionista-o quello che vi pare? Non lo so. Stufo di sentirsi di merda troppo spesso, rifiutato dalla donna che amo non si sa bene perche', e minacciato da quelli che una volta erano miei amici? Decisamente. Ok, e' stato solo un momento, pero' voglio raccontarlo, che cazzo. Ci sono davvero istanti in cui la disperazione raggiunge il culmine, quando scoppio in lacrime perche' mi sento solo, così spaventosamente solo. E'una cosa che ti annienta, soprattutto quando sei (sono, sei...siamo?) in mezzo alle persone. Per citare il mio libro sul surviving, nel capitolo dedicato alle calamita' in posti affollati: "le persone, pur in mezzo alla folla, provano un senso di profondo isolamento". Non credo sia un mondo cattivo e non penso che tutti ce l'abbiano con me. Sono perfettamente consapevole che quasi tutte le situazioni che uno vive se le e' create e non le subisce se non in minima parte, quindi non cerco consolazione nè lezioni di vita, grazie. Ma ho proprio l'impressione che quello che non dipende da me stia andando di merda e la convinzione che gli errori fatti siano stati commessi senza cattive intenzioni. Pero' mi capita di pensare alla miriade di strade che portano al buio: autostrade e strade secondarie e umidi viottoli dimenticati, e sento che per quanti sforzi faccia non c'e' modo di non imboccare una di queste vie. Mi capita di pensare che almeno tra quei piccoli flutti non ci sarebbe piu' Lei (Lei,lei e' sempre con me, e mi rifiuto di dimenticarla, punto e basta. Chiamatemi masochista),niente piu' Loro, niente piu' arabe sbagliate e ginocchia frantumante, niente piu' inverni senza elettricita' e acqua calda, niente piu' invidia per i ragazzi che il sabato sera vanno a ballare e si divertono e per le coppie sedute su quelle fredde panchine che riscaldano col loro amore ( agli occhi di un single le coppie di qualunque eta' sembrano sempre felici, mi chiedo perche') il cielo e gli alberi intorno. A volte poi alterno dei momenti in cui mi sento così vivo e completo da trascendere, come si diceva una volta tra di noi a Varese, e altri di cupa grigia e pesante depressione, o quando va' così così, di aware, la dolce malinconia invernale, la lacrimuccia di poeti come Basho che percepivano l'impermanenza di tutte le cose. Almeno in quei momenti mi escono buoni haiku. Per chi legge questo blog non sono novita' cio' che scrivo, pero' veramente oggi (forse solo oggi, ma chissenefrega no?) mi credo un po' diverso, un pelino piu' adulto,forse. Meno sereno di un tempo, ma non per questo stanco,avrebbe detto Jovanotti. Penso anche di aver cambiato leggermente modo di scrivere. Sto leggendo davvero tantissimo in questo momento e per lo meno mi tiene occupato tra uno scarabocchio fatto col mio coltellino a un povero ramo e una verticale.


Già, la verticale.

Da quando ho problemi alle ginocchia ( da questa estate un'infiammazione alla sinistra e da un mese un brutto incidente alla destra) sto lavorando esclusivamente di braccia e riconosco che mi fa' stare un po' meglio vedere dei progressi. verticali varie, l'inizio della base della verticale a un braccio, trazioni a un braccio, e altre cose sulle quali sto lavorando con calma e senza l'ansia del devo-riuscirci-entro-un-mese-non-ci-sono-riuscito-oddio-faccio-schifo. E' davvero una bella sensazione quella di stare a testa in giu' e insieme riuscire a rilassarsi, forse un nuovo modo di meditare...anche se credo che ogni attivita' possa diventare una forma di meditazione, se praticata con attenzione e soprattutto AMORE. Ok, piu' di pochi minuti al giorno non riesco a stare in verticale, ma quando lo faccio, e ho la mia musica...tutto il mondo si annulla. ci sono solo le mie mani, la musica e le percezioni leggermente distorte dal cambio di assetto. Sono sempre stato affascinato dall'eleganza con la quale i verticalisti, malgrado immensi sforzi sanno muoversi. I migliori sanno far sembrare una posizione o un movimento estremanente faticosi una danza , anche se per arrivare a quel risultato hanno sputato sangue e sudato 8 ore al giorno per dieci anni. Non mi interessa arrivare a quel livello, e neanche diventare una marionetta da video che fa' la spesa sulle mani come Livewire, cerco solo di godermi quel poco che posso fare non potendo vivere appieno cio' che amo, il parkour. Dal risultato della RM al ginocchio destro non ci capisco molto (in teoria al sinistro tranne un po' di liquido qua e là ho solo un un tendine infiammato, sempre in teoria riposando guarira') ma dalla lunghezza non mi sembra una cosa da poco. Per i "memedici" che potrebbero leggere e darmi un' opinione copio il risultato dell'esame:

"L'esame evidenza modesto incremento dell'intensita' di segnale come per infarcimento emorragico da lesione distrattiva, senza soluzione di continuo a tutto spessore del tratto inserzionale condiloidea del legamento collaterale mediale. Si evidenziano aree di edema contusivo da impatto della spongiosa ossea del condilo femorale esterno della porzione posteriore dell'emipiatto tibiale corrispondente. il legamento crociato anteriore appare tumefatto, presenta incremento dell'intensita' di segnale e fasci legamentose non riconoscibili: i tratti distali e inserzionali tibiali del legamento presentano decorso orizzontalizzato ed anch'essi modesto incremento dell' intensita' di segnale. Il legamento crociato posteriore( accorcio, che qua fa giri di parole) sta benone. Si evidenziano anche segni di modesto pivot-schift, cob profilo del muro posteriore del menisco laterale che deborda lievemente dal margine del piatto tibiale. I rilievi RM nel complesso sono significativi per lesione , verisimilmente sub-totale della porzione condiloidea del legamento crociato anteriore. Tracce di versamento nella gola intercondiloidea. Non si rilevano strie di ipersegnale riferibili a tratture meniscali, Nella norma il tendine rotuleo e di rilievi all'articolazione femoro-rotulea."

Ora:

io non ci capisco una rotula pero' non e' comunque bello sapere che hai tutta sta roba in una pezzo del tuo corpo grande un pugno no? No, non e' per niente bello. E tra l'altro fà male.

Intanto continuo a lavorare di braccia, senza fretta che se mi si infiamma un gomito o un polso quel giorno mi ci butto davvero nel lago. Almeno sul fondo, lì a 400 metri, l'acqua sara' sicuramente bella fresca e fara' guarire tutto. Ho in cantiere ( e piu' o meno sono al punto dei classici cantieri italiani, cioe' solo nella testa per ora) un piccolo video per tenere appunti dei progressi di questa mia si spera momentanea invalidita' del cazzo ( che non mi ha permesso di firmare un contratto di lavoro, porca troia) e perche' sono un narcisista psicotico depresso un po' misantropo con manie di grandezze zen. Mi sapessi almeno ubriacare, ma piu' che tè cinese e una birra ogni tanto non riesco neanche a bere. -.-'



Haiku dedicato a un'amica:



Nella nebbia di

sigaretta ti celi,

oh artista.



"Parla, memoria, che io non abbia a scordareil sapore delle rose o il rumore delle polveri nel vento; che io possa assaporare una volta ancora la coppa verde del mare." ( V. Nabokov, Parla, memoria.)




martedì 9 ottobre 2012

giretto per l'italia in macchina

1750 km, un giretto in macchina per l'italia ( a sto giro la bici non mi andava  e anche volendo col ginocchio infiammato non avrei potuto) per svuotare la mente,non pensare ai ricordi, rivedere vecchi amici.. e ho trovato molto piu' di quanto mi aspettassi. Ho finito di lavorare il 30 settembre e non avendo nulla da fare il giorno stesso ho preparato lo zaino buttandoci mutande calze magliette e cracker senza assolutamente organizzarmi. Ed e' stato fantastico.


Nel primo giorno mi sono diretto a Padova a trovare quel londinese di Saiu, ma la sera  mi sono perso e ho dormito in un parcheggio, tra zanzare che non mi hanno lasciato in pace e coppiette che per chissa' quale motivo si sono piazzate con l'auto proprio vicino a me, anche se il parcheggio era vuoto. Verso le 4 di mattina l'ultima puntura mi ha fatto girare le balle e mi sono messo a leggere e un minuto dopo dal finestrino annebbiato vedo una volante della polizia che si avvicina. Per una volta ne ho gioito, ho avuto un po' di compagnia. Evidentemente si annoiavano anche loro, cosi ci siamo messi a chiaccherare un po' del libro,di viaggi e di Padova city. In tarda mattinata e' arrivato il petauro che mi ha fatto fare un giro turistico della citta', tra monumenti e neo laureate ubriache e cosparse di ogni merda possibile che recitavano i famosi papiri. Giriamo gli spottini, e la sera in barba a ogni mio pronostico trovo un letto, offerto generosamente  dall' amico Palouza. Il giorno dopo altri spottini col Saiu, arrampico su un piccolo ponte per superare il problema delle altezze, coccolo i petauri e cerco di guardare negli occhi un gatto che fa di tutto per evitare il mio sguardo. Infine provo una lezione di parkour gestita dal dinamic duo Saiu-Paloz in stile parkourwave, davvero ottimo. si spinge bene e c'e' lo spirito giusto. Mai come a Padova ho sentito in un gruppo di praticanti la sensazione di essere in una famiglia, cosa che a nella mia citta  non ce' mai stata purtroppo. E purtroppo  la mattina dopo devo ripartire. Giu verso il mare, tagliando la nebbia emiliana gia' colmo di bei ricordi. Nel pomeriggio passo a Ancona dai vecchi flipponi a cui voglio bene e che mi hanno portato in uno dei paesini piu' belli che abbia mai visto,tra montagne che si tuffano in mare e splendide spiagge calcaree nascoste tra gli scogli e le grotte di un bianco accecante. La sera ho anche la possibilita' di provare una loro lezione con i ragazzini,e la notte Max Andrea ed io partiamo per una night mission che rimarrà uno' dei ricordi piu' mistici. Monte Conero, altipiano, la luna crescente le stelle e la brezza fanno da scenario a uno spettacolo commovente tra le sbarre di un palco in costruzione che si elevano nel cielo notturno. Il silenzio e' il protagonista, interrotto ogni tanto dal rumore dei sassi smossi sal passo dei cinghiali e pochi metri da noi, nella boscaglia. Ci muoviamo come ombre, rispettando in silenzio la luce lunare. Un esperienza meravigliosa. Grazie soprattutto a chi mi ha ospitato guidato e trattato benissimo, senza chiedere nulla in cambio. La mattina, dopo una bella colazione sempre offerta  da Max che non accetta un no come risposta, li lascio, non so bene per dove. Mi limito a scendere lungo la costa adriatica, anche se i soldi stanno calando e non potro' fare il giro che immaginavo ne' passare dai miei amici di Trani, gli eroi dell' ADD.arrivo in Abruzzo, dove tutto e' cominciato e finito, e superare il cartello in autostrada mi riporta alla mente momenti dolci come il miele e amare come fiele ma questa e' un altra storia. Siamo cambiati, cresciuti, abbiamo la schiena piu' larga a forza di trazioni e di bastonate che la vita ci ha dato, siamo piu' forti che mai.




Conta il fatto che mi sono allenato con alcuni ragazzi che praticano a Teramo, che non avendo molti riferimenti disperdono la loro attenzione, anche se hanno energia e voglia da vendere. Alla fine della giornata abbiamo spinto tutt insieme, alzato un po' il nostro limite, e il cemento del parco Vezzola non dimentichera' il nostro sudore e il nostro grido: we start togheter, we finish togheter! Un esperienza nuova per loro, che hanno prima preso il mio silenzio durante tutto il circuito per rabbia, fino a quando non ho gridato  la prima meta' del motto 2 volte ricevendo solo una risposta, da chi gia' lo conosce e sa che vuol dire, che sono diventate 2 poi 4 e poi tutti insieme si spingeva oltre il proprio limite. Personalmente per alcuni istanti ho sentito davvero Laurent col suo sorriso sornione guardarci. 
Dopo i saluti me ne sono andato, ripartendo con il cuore colmo. non importa di cosa. Ora sono di nuovo qui e per quanto breve ogni viaggio mi cambia e sono cambiato. non lo siamo forse tutti?













mercoledì 27 giugno 2012

frustrazione

un piccolo video per condividere i sentimenti dell'allenamento. Guarda la descrizione per maggiori info.

http://youtu.be/ZrBPaHNJBuU

mercoledì 2 maggio 2012

2 sfide

Sono disoccupato.
Questo significa generalmente che la mattina prima delle 9:30 il mondo non esiste... ma non oggi. Oggi senza un motivo valido alle 4 ero sveglio, e non sapevo cosa fare. Prendo il telefono, do' un occhio al blog di Blane, che mi ispira sempre,( magari stavolta a riaddormentarmi) e trovo gli ultimi post sulle sfide che ha gloriosamente vinto, come le 300 planche in meno di 2 ore. Io pero' non sono Blane, ma vuoi l'ora e la sensazione di rincoglionimento, vuoi che sono un masochista, mi e' venuta la malsana idea di inventarmi una sfida, oggi.

prima una premessa: Alcuni giorni fa ho letto per 3 volte di seguito "Spiderman", di Alain Robert, e forte della sua volonta' di allenarsi nonostante fosse distrutto di incidenti e problemi, sono andato all'oratorio, guardando quella maledetta traversa smaltata del campetto, spessa come il tirante di un  ponte, mi ci sono attaccato e ho fatto 300 trazioni in un ora. verso la cinquantesima ha cominciato a piovere col sole, e poco dopo a grandinare. la vera bastardata pero' era doverne fare  5 al minuto e il riposo tra una serie e l'altra era incluso nel minuto, non a parte, ed era sempre meno man mano che andavo avanti e ci mettevo piu' tempo a fare le 5 trazioni. Come ho detto era grossa e smaltata ( e bagnata, uguale grip pari a zero), il che mi ha distrutto i tendini dei polsi. ma ce l'ho fatta. pero' non mi ero svegliato alle 4 quel giorno. E oggi?

Oggi si,  dopo essermi trascinato giu' dal letto ho bevuto una tazza di latte che mi sembrava velenoso e mi sono vestito, pensando in quale modo avrei potuto torturare il corpo e la mente. Bhe', se ho fatto 300 trazioni in 60 minuti  posso fare 150 planche nello stesso tempo no? -.-'   Si, in teoria. 2,5 planche ogni minuto, per 60 minuti.
BENE.
Ma odio le virgole, cosi il 2,5 e' diventato 3, costringendomi a pensare di farne 180 in un'ora. Non riesco a finire il latte e mi chiedo perche' nel 2006 non ho scoperto la briscola invece del parkour, ma citando Rambo:" questo e' quello che facciamo, e' quello che siamo. Vivere per niente, o morire, per qualcosa."
Mi vesto, un occhio fuori dalla finestra e vedo che e' plumbeo, spero non piova, maglia termica e felpaccia da combattimento. prima di cambiare idea esco, dopo una settimana di pioggia l'aria si beve, piu' che respirarsi, qui a Cugliate non ho sbarre decenti, scendo a ponte in macchina. le montagne  che emergono come scogli da un mare di nuvole mi fanno sorridere, giornata molto in stile Wu-Dang. Arrivo al parco. I miei soliti piccoli riti prima di una sfida: 3 barrette cioccolato-cocco, una banana,  e pipi'. appendo l'orologio, preparo nel mio quadernino i quadretti da riempire con una x. Lettore mp3.Comincio, e come sempre all'inizio mi sento un Barbarian. le prime 50 passano senza problemi, dopo arrivano anche quelli. Mi si solleva l'unghia del mignolo e comincia ad assottigliarsi la pelle sotto i calli, (cosa che non mi succede mai) e mi fa male il polso, forse sbaglio la seconda fase,quella di tricipiti. Frega un cazzo.


Respiro , faccio 2 passi e torno alla sbarra ogni 45 secondi circa, il tempo per riposare e' poco, ed e' sempre meno. Le ultime 30 planche sono piuttosto dure, l'unghia mi fa male e ho gia' il siero sotto la vescica. Non sono piu' un barbarian, ora sono un budino.


Finito.
 Ma ho ancora alcuni secondi e il pensiero va' alla mia ragazza. Ringhio, mi attacco alla sbarra e ne faccio altre 3: una per lei, una per Blane e una per la fortuna.
183 planche in 60 minuti giusti, una buona battaglia, ma un giorno faro' di meglio.
E' stata dura, ma le 300 trazioni le ho trovate peggio, un po' perche' in serie da 5 un po' per la sbarra cicciona che mi ha spaccato i tendini. Appena mi riprendo penso ad altre sfide, magari piu' mentali che fisiche.

lunedì 2 gennaio 2012

foglie secche cuore caldo

"Bivacco notturno al monastero sui monti
allungo la mano,afferro le costellazioni
non oso parlare ad alta voce
ho paura di svegliare chi sta sopra il cielo."




Questa di Li Po e molte altre letture e poesie mi stanno assorbendo in questi mesi. Ho cambiato casa improvvisamente, ma prima di trovarla ho vagabondato alcuni giorni dormendo nella mia auto. Non ho piu' televisione, pc, ninnoli ne' giocattoli. Mi sono deciso infine di liberarmi, di regalare quando possibile, altrimenti di vendere  tutti quegli oggetti che per non rappresentano piu' niente per me se non un peso. Ora mi rimangono solo i miei libri e alcuni vestiti, e anche e non sono felice, se non altro mi sento un po' piu' leggero. Ora passo il mio tempo  tra passeggiate e notti nei boschi perdendomi (a volte con addosso una dolce malinconia,la consapevolezza della caducita' delle cose) tra gli alberi spogli altre  infuriato a pugni stretti tra pietraie senza pieta', leggendo per ore, commuovendomi per un nonnulla...

Mi si chiede di non vivere nel passato, di andare avanti, di mangiare, di farmi la barba, di non girare nei boschi di notte a intagliare pezzi di legno senza successo, come se creare forme piu' complicate di una fionda potesse dare forma precisa e tangibile alla mia anima, ma non voglio. soffrire per amore e' comunque meglio che soffrire perche' qualcuno non ti invita a una festa o perche' ti si e' rotto l' I Phone. Ma non ce' solo questo da raccontare: non avendo piu' pc ( ora  sto sfruttando  quello di mia sorella) ho ricominciato a scrivere su carta,riempiendo fogli di pensieri e brutti haiku( quando sono sempre malinconici diventano noiosi e deprimenti), copiando frasi di autori che mi stanno affascinando in questo momento come Milton, Emerson, Chatwin,Clavell,e di poeti di diversi lignaggi e argomenti,la natura di Li Po, l'amore di Hikmet  e la solitudine di Basho. Cerco sempre l'equilibrio impignando sassi freddi  sulle rive di laghi ghiacciati, ma il mio cuore e' caldo, bisognoso come tutti di amicizie e amore,e mi rendo conto che questo sito e' diventato via via nel tempo una serie di appunti di allenamento, riflessioni sul lato spirituale e sui collegamenti tra Zen e parkour, e ora pare un diario. scrivere mi fa stare bene, posso in qualche modo esprimere quello che le labbra balbettano e sono  goffe a dire. Pensavo di avere piu' da dire,ma l'essenziale e' stato detto, magari leggendo un'altra volta vedrete immagini e sentimenti dove prima non c'erano che righe. Quando potro' scrivero' ancora.  Ah, per quanto riguarda gli allenamenti sono stato quasi 2 mesi fermo per una brutta distorsione cadendo dalle scale in casa, ora mi sto lentamente rimettendo,anche se mi da fastidio camminare, salto poco o niente per ora.

Vivere basso, pensare alto.

sabato 24 settembre 2011

forma e vuoto

da ieri sera, che mi sono allenato in riva al lago maggiore al buio, ho cominciato a meditare sul rapporto che lega la forma al  vuoto e a colui( la persona, il traceur, o l'idea stessadi parkour ) che vi si muove attraverso. Il parkour, per il mio modo di viver(lo)e   non riguarda solo salti e piegamenti, ma e' una fonte continua di riflessioni e osservazione. muovendomi in silenzio nell'oscurita', senza potermi affidare completamente al senso della vista mi sono dovuto concentrare piu' del solito su ogni ostacolo e ogni movimento, permettendomi di avere percezioni diverse dal solito. Nei precision tra  colonne con sotto l'acqua scura ho iniziato a osservare in maniera nuova il momento tra la quiete, gli istanti nell'aria e il successivo atterraggio. Quando la mente e' completamente focalizzata sul momento presente agisce con una efficienza migliore ( cosi mi sembrava almeno), ogni cosa era diversa.
La differenza tra materia e spazio e' apparsa a volte piu' netta, altre piu' labile. Pero' so anche che queste sono solo sensazioni prodotte dai miei sensi ed esserne consapevole fa ritornare alla realta' pura e semplice, senza illusioni e misteri.
 (per approfondimenti potete dare un'occhiata all'articolo di Gato Scritto qualche anno fa sul forum apki, qui)


 una pennellata unica, rapida e decisa, un precision su sbarra perfetto.
        


martedì 13 settembre 2011

affontando alcune paure

ho il terrore dell' altezza. Quando devo affrontarla ogni mia capacita' semplicemente svanisce, ma solo se devo camminarci, mentre potrei stare appeso a qualsiasi altezza senza problemi. Credo sia il senso di sicurezza che mi offre la presa delle mani, che stando in piedi su un muro o una sbarra alta non ho.
Sto imparando solo adesso ad affrontare questa paura, prima non ci pensavo neanche di camminare su certe altezze. Negli ultimi mesi invece mi impongo, con molta fatica, di concentrarmi e affrontare gradualmente il disorientamento dato dal vuoto. Dai  3 metri in su la mia mente va in allarme e tutto il sangue freddo scompare. Una  volta addirittura stavo fermo su un muretto  a qualche metro da terra, Magik fece un gesto col braccio e la mia vista periferica nel notarlo mi fece perdere il coraggio  cosi faticosamente  trovato. Risultato: per non cadere mi gettai letteralmente contro un muretto vicino aggrapandomi come un gatto epilettico. Non mi vergogno nel raccontarlo perche' ognuno ha le sue paure e questa e' la mia( e poi e' un po' che non parlo di parkour in qusto blog e inizialmente era nato per questo).

Comunque Per la prima volta pochi giorni fa ho camminato su una sbarra (larga quanto un piede,quindi piuttosto facile anche se a me sembrava il filo di un rasoio) a Romolo, famoso spot di milano, lunga una cinquantina di metri e la cui altezza da terra progredisce da 50 cm a circa 6 metri.i primi passi li ho fatti spediti e tranquillo, poi, quando al prato  si e' sostuito il ponte con sotto macchine e asfalto ho cominciato a ripetermi mentalmente a ogni passo di ignorarlo, che sono anni che faccio equilibrio in tutti i modi possibili, su ogni tipo di sbarra e questa non e' diversa dalle altre. Lentamente  fermandomi ogni tanto per recuperare la calma l'ho percorsa tutta. Per molti traceurs e' ovvio lavorare sulle altezze, anzi forse e' proprio questa capacita'di muoversi su superfici ritenute troppo rischiose per chi non pratica  che distingue   traceurs e persone  comuni, ma questo e' il mio tallone d' Achille, la grande  lacuna da riempire nel mio bagaglio tecnico. Pero' lentamente ci sto lavorando.

Ammetto che mi devo davvero sforzare di salire su una sbarra (o un muro, basta che sia in alto) e affrontarla, quando la vedo. Mi osservo con un buffo senso  di incapacita' quando automaticamente mi dirigo verso gli ostacoli e i muri bassi per me cosi familiari e invece poi mi impongo di andare a studiare altri ostacoli e altri problemi. Affrontare le nostre paure e' imparare a conoscere meglio noi stessi, i  nostri pensieri e le reazioni al mondo esterno, diventa quindi per me e' un' occasione per riflettere  (si, anche su questo).

la vita sarebbe ancora piu' triste e monotona senza sfide.Buon allenamento.


Quando cammino, cammino
Quando ho paura, non ho altro che paura.
Tutto questo accade, e io non interferisco mai. 
  

domenica 11 settembre 2011

sii la candela.

Il vento soffia spegnendo continuamente la candela  accesa per illuminare la via. Saro' io la candela.


Quando le circostanze esterne creano sofferenza e desideri, mi concentro e cerco di rendere me stesso un lumino che illumina la strada. E posso illuminarmi il cammino soltanto conoscendo a fondo la mia mente, ecco  perche' la ricerca interiore non ha mai fine.

Per colui che riflette in modo completo, le preoccupazioni e i turbamenti non ancora comparsi non compaiono affatto, e quelli già comparsi si dissolvono. Buddha

domenica 4 settembre 2011

medhi e ghost training in the rain


incollo da youtube
un piccolo spaccato dell' allenamento di oggi.
E' molto utile allenarsi con la pioggia, una sfida per la mente muoversi e aggrapparsi su superfici bagnate.Per non fare un video lunghissimo ho montato solo le idee dell'allenamento di oggi: planche per me (dopo 4 mesi di stop per la spalla), piegamenti per Medhi. Tecnica e trazioni per entrambi.
Spero di non infrangere il copiright Musica:
I'm singing in the rain-Gene Kelly

domenica 28 agosto 2011

6 giorni in Val Fontana

Sono stato fortunato. spendendo circa 30 euro ho avuto la possibilita' di stare per alcuni giorni  tra alcune bellissime montagne valtellinesi e di conoscere persone (ognuna a suo modo) straordinarie  che mi hanno fatto capire la... ma andiamo con ordine.
6.00, suona la sveglia, lo zaino pieno di  malumore della sera prima e' li vicino al letto che mi aspetta, e nelle altre tasche ho solo le poche cose che mi servono. Te' e una banana, scarpe, chiavi di casa  e sono fuori, l'aria e' fresca e me la godo visto che di solito mi alzo quando e' gia tardi e afoso, un errore. Treno per Milano, solita metro e in pochi minuti sono in centrale, la magica enorme stazione centrale dove puoi visitare tutti gli stati del mondo solo guardandoti intorno, negli occhi dei viaggiatori con zaini logori o eleganti valigie trolley.
Il mio trenino per Sondrio e' gia' li che mi aspetta. Si Sondrio, vi aspettavate un epico viaggio in bici? Stavolta no.
Aspetto ancora un po' prima di salire, guardo  come sempre il binario21 , la gente che parte o arriva con le valigie piene di sogni o di tristezza, il soffitto a vetri curvo  che gia' fa l'effetto serra e salgo. Nel giro di un quarto d'ora ho la campagna monzese, il treno e' silenzioso, cosi mi perdo tra i pensieri e le domande del posto in cui sto andando, le persone che conoscero', e leggendo il libro che mi sono portato trovo per caso tra le pagine un biglietto da Milano centrale a Torino  datato 19 luglio 1987, 8700 lire. Chissa' a chi e' appartenuto questo biglietto e il libro che ancora viaggia su un treno da Milano, comunque torna utile essendo diventato il nuovo segnalibro. Verso le 10 compare il lago di Como, la Ragazza due posti dopo mi guarda schifata, vabbe' sarai  bella tu no!

Arrivo a Sondrio e dopo qualche minuto per orientarmi mi incammino verso Ponte, dove mi aspettano. Pollice fuori, foglio con scarabocchiato il nome della destinazione aspetto sforzandomi in un mezzo sorriso alla Monna Lisa per un passaggio, ma niente. Si avvicina un tipo che dopo mille domande mi offre di dargli i soldi per prendermi il biglietto del bus perche' l'autostop qui e' pericoloso e bla bla bla,  lo semino con stile e continuo e 3 minuti dopo ecco i simpatici vigili scassarmi le palle con le norme della strada... ok oggi il karma dice niente autostop. Prendo il pullman e sono in paese, Susanna ed Edo mi trovano subito.
Poco dopo il leggendario nonno Italo sulla Leggendaria panda 4x4 ci scarrrozza fino alla baita,a 1600 metri sparati nella Val fontana e il nome e' meritato: torrenti cristallini ovunque, pini coperti di muschio e licheni di tutti i colori. Premetto che le parti piu' personali del mio amore per la natura e le montagne sono difficili  difficile da descrivere, cosi saro' breve a costo di sembrare superficiale, chiedo perdono. Tempo di mollare nella baita o zaino e godermi un attimo l'aria limpida che vedo  il nonno tornare col prossimo carico di viaggiatori-questi provenienti da Trani, che ancora non conosco. mmmm Si avvicinano, sembrano amichevoli ma senza essere invadenti, mi stringono la mano(stranamente ricordo subito i loro nomi), e appoggiano anche loro gli zaini, dopotutto hanno fatto molta piu' strada e ore di me. Come sempre me ne sto sulle mie per diverse ore, poi scopro che piu' o meno praticano tutti  e perdo qualche pezzo di ghiaccio e il modo miglio migliore e' scendere subito  a valle a fare qualche salto tra i sassi-a dir la verita' enormi sassi portati giu' dai ghiacciai- e fare 2 chiacchiere. Scopro che sono tutti vegetariani, alcuni vegani,  e che non si sentono a disagio solo perche' parlo poco e la  cosa mi  colpisce ( prima delle cose che mi fara' apprezzare queste persone).
Facendo sera abbiamo la possibilita' di conoscerci meglio, si parla di come abbiamo cominciato, di come ci alleniamo, delle diverse filosofie-anche se in maniera superficiale ora- e del fatto che faro' fatica a mangiare solo verdure per 4 giorni, ma ci provero'. Dopo una bella cena e un giro di esplorazione in solitaria  facciamo un po' di ordine e buttiamo giu' coperte e sacchi a pelo, e tanto per provare prima di dormire quando ormai e' buio diamo un occhiata fuori e ci commuoviamo davanti allo spettacolo!(da qui contino al passato,mi ci trovo meglio)
 Non avevo mai visto tante stelle... perfettamente al buio, rinchiusi tra le montagne ma con molto cielo visibile e lontani dalle luci delle citta'  ci e' stato offerto ogni sera uno spettacolo struggente... la Via Lattea occupava in larghezza quasi meta' cielo, ed era perfettamente chiara e definita, snodandosi nel senso della lunghezza della valle, in modo da vedersi al massimo del suo splendore. Satelliti ogni pochi secondi passavano rapidi e silenziosi,come a guardarci a loro volta, e ogni tanto una stella cadente. Mute, ci illuminavano tanto da proiettare un lievissima ombra, e mi tornavano in mente i versi della canzone di Marinella di De Andre'.
I giorni sono stati intensi e bellissimi, fino al quarto, in cui gia' dalla mattina ho sentito come un senso di ombra addosso( non saprei come definirlo meglio) ritrovandomi a camminare in una meravigliosa valle come fossi nella selva oscura di Dante, ascoltando sempre le stesse canzoni che mi facevano pensare al passato che non vuole andarsene, e piu' guardavo in alto peggio stavo. Per alcune ore ho camminato, poi ho trovato un mucchio di sassi ancora tiepido e mi sono seduto,osservando. Quelle nuvole sfioravano veloci le vette delle montagne illuminate dal tramonto e con la loro bellezza mi commuovevano  e mi sono sentito come preso in giro...perche' tutta questa bellezza fuori da me quando dentro e' tutto cosi oscuro? i ricordi non mi abbandonano, il suo ricordo mi riempiva di dolore, di rimpianti per qualcosa che non si puo' piu' cambiare,e mi sono lasciato andare alle lacrime senza farmi vedere. ma questo non mi consolava, e guardando il tramonto, invaso dalle zanzare, nascosto nella mia  felpa continuavo ad ascoltare i versi di Dante ( questi ,questa versione e' quella che conosco e che ascolto centinaia di volte quando ripenso a lei,perche' questo fu per me conoscerla, una nuova vita)  che tanto intensamente rievocavano  ricordi e sogni perduti. Cosi anche la sera, quando non avevo neanche fame, me ne stavo sulla mia coperta ascoltando quel pezzo e varie musiche, quando mi sono seduto con gli altri tanto per fare compagnia e di sorpesa mi e' stato messo comunque un piatto davanti, con un sorriso: un sorriso...
nonostante fossi stato freddo e distante,e un piatto caldo, anche se avevo detto di non avere fame... per la prima volta mi sono sentito parte di qualcosa, una famiglia forse, o un gruppo di amici, comunque per la prima volta ho sentito del calore umano disinteressato nei miei confronti, qualcosa che non avevo mai sentito cosi forte dentro di me, come se qualcuno mi avesse tirato fuori dal fondo di me stesso con una gigantesca mano per farmi tornare tra le persone, dove si chiacchiera e si ride. Mi e' davvero difficile descrivere la sensazione che ho provato in quel momento, comunque sia mi ha decisamente fatto star meglio,e ringrazio infinitamente quella persona, che non conoscendomi non puo' comprendere fino in fondo il mio solito stato d'animo. La serata e' finita benissimo, con la strana abitudine che abbiamo preso quelle sere di fare un'altra colazione prima dormire,forse una scusa per chiacchierare ancora tutti insieme. gli ultimi giorni sono stati dedicati a salti,relax, escursioni, meditazioni mattutine (seduti, impignando sassi, stando con le mucche e le capre che salivano a trovarci dalla valle per qualche carezza e un po' d'erba fresca o guardando le cime rocciose illuminate dalle prime luci dell' alba). Io personalmente ho potuto (cosa eretica nello zen) chiacchierare con qualcuno che medita del suo modo di porsi in relazione alle circostanze interne ed esterne, del modo di stare seduti ecc, ho mostrato perche ' impigno i sassi e sembra che a qualcuno sia piaciuto.
 Sono stati diversi i momenti in cui (difficile solitamente per me aprirmi e  parlare di cose personali) ho potuto dimenticarmi per qualche ora del senso di presagio che mi risucchia prima di stare accanto ad altre persone,e parlare,solo nelle ore piu' calme,  di argomenti solitamente pseudo-filosofico esistenziali, almeno con alcuni di loro. E' stato comunque facile nonostante fossimo in 7,
ritagliarci dei momenti solo per noi (indispensabili per me) in cui poter riflettere soli coi propri pensieri,aiutati dall'aria, dall'acqua e dal cibo puri, oltre che dai magnifici paesaggi che ci sono stati offerti, ogni ora diversi in base alla luce e alle nuvole.
 L'ultima cena insieme a casa di Susanna prima di dividerci, i ragazzi di Trani a Milano e poi a Orio per l'aereo, io il giorno dopo a casa. Un abbraccio sincero e poi via. La mattina dopo sono ripartito, stavolta con lo zaino pieno di pace e di silenzio, anche se stordito da tutto il rumore delle persone ,dei mezzi e della citta' a cui mi ero disabituato. Milano non mi e' mai sembrata cosi affollata, la metro cosi  piena di persone tristi e la casa cosi piena di cose inutili come l'acqua calda. Le foto sono in HD,cliccandole potete guardarle un po' meglio

  Sul vecchio tronco
dove prima ho pianto,
fiorisce un giglio.
 



  
  



sono stati dei momenti incredibili



qualcuno non e' contento di essere ripreso in fase creativa





lunedì 4 luglio 2011

il mostro potente e nebuloso

l'inizio dei post e' sempre un problema per me (come il titolo, stavolta frase non a caso da Moby dick).
Non so se e' il momento giusto per scrivere, ma ho un po' di pensieri che sento il bisogno di buttare giu'. Mi e' stato detto che scrivo cose troppo personali su questo blog per poter essere capite e non travisate o malintese come spesso succede. Eppure ne sento la necessità.
Da 2 mesi non posso usare la spalla per un infortunio, causato dalle settimane intensive di dyno e trazioni negative a un braccio su cui lavoravo ad aprile che mi hanno portato a una tendinite con possibile lesione( che non sapro' mai visto che con la burocrazia degli ospedali mi sono arreso,aspettare 3 mesi per fare un' inutile radiografia supera la mia pazienza)  dei rotatori e bla bla vari. Sta di fatto che le possibilita' di movimento almeno per un'altro mese sono limitate, e non aiuta visto che sono gia in un periodo un po' cosi.

Ho amato molto. Ora di nuovo solo, si va avanti in qualche modo.

Non trovo nuovi stimoli. Tecnicamente  non progredisco da almeno un'anno, allenandomi quasi sempre da solo mi annoio in fretta e ci metto giorni, settimane (a volte ci rinuncio) per sbloccare qualche salto che necessiterebbe non piu' di 10 minuti di studio. Sento solo il bisogno (per quanto riguarda il parkour) di trovare nuovi stimoli, qualcosa di diverso per rinfrescare un  po' questa mente polverosa. Non ho scuse per evitare di potenziare gambe e gli addominali, che come mai prima sento sottotono e fuori forma. Una volta guardavo un video e non arrivavo neanche a meta' che ero gia' fuori di casa a correre, ora a volte non arrivo a finire il riscaldamento senza sentirmi vuoto; vedo i muri del mio parco che conosco cosi bene quasi guardarmi ostili come ad ammonirmi, e' inutile che mi sbatta per essere sempre piu' forte e piu' saggio, se la volonta' di un uomo si piega quanto i fili d'erba nel vento. Hanno ragione solo finche'  non mi riprendo e la smetto di vivere preda dell' inquietudine. Quello che mi serve per vivere in pace e' in gran parte dentro me stesso, ma se non imparo a guardarci non trovero' nulla e saro' sempre in questo stato di abbattimento.

Intorno vedo persone relativamente serene e mi viene da chiedermi cosa abbiano (o non )loro che io non ho o forse il contrario. Puo' darsi che guardarsi troppo in fondo dentro, meditare su ogni passo, pensiero, parola detta non porti serenita' e consapevolezza ,ma solo piu' domande e senso di desolazione.
Puo' darsi che occorra ignorare tutto,  assecondare i propri bisogni primari e andare avanti cosi, per essere sereni. E' pernicioso cercare la verita' in ogni azione? Cerco di essere consapevole di ogni azione che compio, di ogni parola che dico,( e qui colgo l'occasione per chiedere scusa se sono stato brusco o scortese verso le traceuses a Milano, cercando di dare consigli) ma sono piu' le volte che mi sembra di sbagliare di quelle in cui sento di agire bene,facendo del bene a me o agli altri. A parole so' che tutto questo e' l' esatto opposto della consapevolezza, sono solo pensieri che vagano senza una direzione, ma come si fa, pur sapendolo, a evitarlo? come fai non inamorarti di una donna anche se sai che ti fara' soffrire? Non si puo',che cazzo! a volte proprio non si riesce...e magari farsi trascinare dagli eventi,dalle emozioni( ormai solo negative) puo' far anche bene,come essere stanchi di nuotare e lasciare che la corrente ti porti dolcemente verso la deriva,un niente da cui ci si possa anche svegliare.

                                                                          FORSE.

lunedì 28 marzo 2011

pensierino post-raduno

Senza stare li a descrivere tutto il raduno a Milano organizzato dai Milan Monkeys dal 25 al 27 marzo, cerco di buttare giu' alcuni dei punti su cui sto riflettendo.

Ho avuto la possibilita' dopo tanto tempo di incontrare Vigroux, e anche se non ha parlato moltissimo le cose che ci raccomandava durante l'allenamento sono state molto utili per me, facendomi pensare ai concetti fondamentali della pratica ma che spesso perdo di vista viziato dalla routine degli allenamenti e della solitudine, che non permette dei cambi di punti di vista. Durante la sessione di running precision non si stancava di ripetere la parola a cui non pensavo da un po' e che applico in modo a volte superficiale nell'allenamento e nella vita:FOCUS. Sempre concentrato, su qualunque si stia facendo, proprio come il fuoco di una lente d'ingrandimento, in cui i raggi di luce vanno a concentrarsi in un unico luminoso e caldissimo punto, senza disperdersi. Stesso concetto espresso da Blane sia durante la sessione di percorso veloce sia durante i 45 minuti di posizione dei piegamenti. Tutto questo suona cosi piacevolmente zen, e quindi mi ci trovo proprio bene. Parlando personalmente con Blane ho potuto chiedergli alcune cose a cui pensavo da molto tempo e le risposte che mi ha dato sono state chiare, semplici e illuminanti. Sono concetti che preferisco tenere per me, ma solo perche' riguardano il mio personale modo di allenarmi e vedere il parkour. Credo come sempre che le cose piu' importanti siano inutili e difficili da scrivere, pero' dopotutto questo e' un blog e se non ci scrivo a che serve allora? tecnicamente ho trovato delle cose da migliorare, e fisicamente mi sono reso conto di essere molto piu' deboli di altri, ma l'aspetto che devo allenare di piu' e' senz'altro quello mentale. Sbloccare movimenti in un tempo minore, lavorare anche sulle cose che non mi piacciono tanto, essere piu' focalizzato e presente in ogni cosa, sviluppare la pazienza e la costanza sono le cose che spingero' nei prossimi mesi. E' molto piu' facile allenare il corpo della mente, e cedere cosi a quelle situazioni di stress che frustrano il nostro piccolo ego di merda.

Continua la lotta ogni giorno contro me stesso. ce' un me stesso da combattere? e chi lo combatte? e chi vince? pensaci.




mercoledì 23 febbraio 2011

lario 2011

Questo era l'ultimo lago, ora devo puntare a qualcosa di piu'. Sono appena tornato dal viaggio piu' bello che abbia mai fatto, il giro del lago di Como. Non ce' davvero nulla come viaggiare soli, solo coi propri pensieri e le montagne intorno per essere in pace. Sinceramente ho vissuto cosi intensamente questi 3 giorni che non ho nulla da dire, perche' sono esperienze i viaggi che si, puoi raccontare ali amici, ma ogni istante vissuto e' cosi forte, cosi vivo,che le parole non basterebbero. Voglio solo ringraziare le persone meravigliose che ho reincontrato dopo tanti anni o appena conosciuto, in particolare Mura e la sua famiglia per il calore umano che mi hanno donato in cambio di niente. Continuo a sognare ancora piu' vivamente. Qualche foto:




sabato 2 ottobre 2010

Lago di Garda 2010


eccomi.tornato dal mio secondo viaggio.stavolta ho fatto il giro del lago di garda,il piu' grande d'italia.e,trovo che sia stata un'avventura magnifica,anche se faticosa per certi versi,sia fisicamente che mentalmente.purtroppo a causa della digitale difettosa ho potuto fare poche foto,ma ho visto piu' cose  in questi tre giorni che in tre settimane.vivendo a 15 km/h cambia davvero la visione del mondo.si osserva tutto con intensita' e in maniera profonda,calma,completa.sono partito il 30 settembre da casa mia alle 7 di mattina,cosi che ci fosse gia un po' di luce,anche se in questo periodo il sole sorge verso le 7 e 20.fino a saronno conoscevo la strada ma subito dopo mi sono perso,rendendomi conto che i 15 fogli di indicazioni stampati da google maps sono assolutamente inutili.comunque in tutto il giorno ho pedalato undici ore consecutive,finendo una volta su una superstrada,in mezzo alla pianura padana,allo smog e all'irritante,continuo rumore dei mezzi pesanti e non che circolano su quelle strade.in un modo o nell'altro ho attraversato monza,trezzo sull'adda,sfiorando bergamo,attraversando decine di paesini e stradine provinciali,piene di rifiuti,fabbriche e tir che vanno come missili.questo fino a ospitaletto,un paesino a pochi km da brescia.qui,dopo 126 kilometri(il tratto piu' lungo che abbia mai fatto in una sola volta)mi sono accampato in un parchetto pubblico,ma un po' per dei ragazzi che stavano li a chiacchierare un po' perche' il mio corpo continuando a sentire rumori restava in allerta non ho chiuso occhio.alle sei di mattina mi sono rotto di guardare le pareti della tenda,ho smontato e sono ripartito,sotto  una pioggierella fine ma continua che mi ha accompagnato tutta la mattina.ho attraversato brescia poi giu' fino a lonato e poi piano piano sono finalmente arrivato a desenzano sul garda,sulla riva sud-occidentale del lago,anche se e' talmente grande da sembrare un mare,spesso non si vedono le rive opposte.comunque gia' un piccola vittoria.almeno avevo qualcosa da vedere mentre pedalavo.dopo la foto di rito comincio subito a pedalare in senso orario,e  salita dopo salita(qui si cominciano a vedere le montagne,e anche i quadricipiti se ne accorgono)supero padenghe,moniga,salo'(dove mussolini si tratteneva in incontri romantici con la Petacci,o almeno questo e' quello che diceva  un cartello),toscolano, ecc ecc.,su fino a Limone del garda.nella zona tra toscolano e limone mi sono decisamente cagato addosso,perche' ho dovuto attraversare delle gallerie completamente buie e spaventosamente lunghe(sopratutto dopo che hai gia' percorso  100 km piu' i 126 del giorno prima).la cosa piu' strana e' che in quei momenti si annullano i sensi:l'udito e' inutile,con la torcia frontale riuscivo a vedere a stento la ruota davanti e pregavo che le macchine che passavano mi vedessero.a mia difesa avevo solo il gilet catarifrangente(visto che i led posteriori erano  caduti la mattina del primo giorno,immagino).quando ho attraversato la galleria piu' lunga, poco piu' di  3 km,mi sembrava davvero che non finisse mai,e insomma e' una cosa che non auguro a nessuno.comunque a limone,dove speravo di trovare un pezzo di terra dove accamparmi,ho scoperto essere  troppo pieno di turisti tedeschi e di hotel di lusso per avere un parco,e cosi, stanco e demoralizzato dopo qualche km  mi sono infilato in un sentiero a caso e per fortuna dopo poco ho trovato il letto prosciugato ed erboso di un grosso fiume di montagna,di quelli coi gradoni artificiali per rallentare la velocita' dell'acqua.ho montato la tenda,mi sono infilato 2 pezzi di carta igienica nelle orecchie per non sentire nulla,e buttandomi sul sacco a pelo ho sperato di riuscire a dormire.
cosi e' stato.ho dormito per quasi 11 ore di fila,e mi sono svegliato in modo meraviglioso.anche se con le gambe a pezzi e i lividi al culo per  il sellino duro nonostante l'avessi imbottito,sono uscito dalla tenda,e c'erano,come a guardarmi,queste enormi montagne rocciose,torreggianti proprio sopra di me,e ho avuto come la sensazione che si fossero prese cura di me guardandomi,quella notte.riposato e un po' dolorante,smonto tutto,ricarico la bici e parto,mentre quelle benevoli  cime  vedono le prime luci dell'alba.in discesa,attraverando il confine tra lombardia e trentino,con l'aria fredda che mi fa lacrimare e in silenzio,sorrido per tutta la bellezza che mi viene offerta e che la fatica o la stanchezza in alcuni momenti mi fanno dimenticare.arrivo a riva del garda,il paese piu' a nord del lago e dopo una bella colazione faccio un giretto nel paese e riparto per la costa occidentale.
nel terzo e ultimo giorno sono sceso lungo tutto il lato ovest del lago,entrando in veneto,con molte pause e poca voglia a dir la verita',fino a peschiera,dove mi sono informato per i treni da desenzano a milano e ho deciso di fare l'ultima tirata e cercare di prendere il treno per tornare a casa.alle 17 sono riuscito a prendere il treno,pagando piu' per il viaggio con la bici he per tre giorni per mangiare,e da milano centrale a cadorna anche in metro mi hanno fatto storie.il mio piccolo viaggio e' finito,ma comunque  in generale e' stato molto bello 440 km d viaggio,di cui 330 in bicicletta...ho davvero visto moltissime cose,non basterebbero venti pagine per descriverle tutte.posso condividere solo quelle che puo' capire chi non viaggia,per le altre,non ci sono parole,tranne un pensierino che mi e' venuto un po' pedalando e un po leggendo the way of zen di Alan Watts:credo che  tante attivita',tra cui il viaggio,instaurino un processo evolutivo interno,che ci fa diventare noi stessi,ovvero:come uno scultore in realta' toglie solo la materia in eccesso dall'argilla per creare la statua,cosi il viaggio ci toglie tutto quello che non siamo davvero.stando in silenzio,facendo anche fatica a volte,osservando,ingegnandoci per dormire,mangiare,restare asciutti,far passare il tempo,emerge lentamente cio che siamo davvero.e credo sia una figata:).
p.s.:per cause di forza maggiore(mi rendo conto che non riesco a sostenere una dieta completa in questo modo)ho ricominciaro dopo esattamente un mese a magiare carne,anche se comunque molta meno di prima.non finisce qui.